Regole e buone pratiche per la sicurezza nei cantieri degli ascensori nel 2026


Negli ultimi anni il settore degli ascensori ha fatto passi da gigante per tutelare chi usa gli impianti tutti i giorni. Paradossalmente però, chi ci lavora in fase di montaggio o manutenzione sta rischiando di più e i dati sugli infortuni in cantiere parlano chiaro, riportando casi gravi o addirittura fatali. Non si tratta quasi mai di fatalità ineluttabili, ma del mix di tre classici errori umani. Parliamo di semplice disattenzione, di procedure ignorate per fretta o di attrezzi usati nel modo sbagliato. Sono tragedie quasi sempre evitabili che mettono in luce un problema culturale e di mentalità prima ancora che tecnico.

Oggi serve un cambio di passo radicale. La sicurezza non va più intesa come l’ennesima scartoffia da compilare o una tassa da pagare, ma come un vero e proprio investimento sul futuro dell’azienda. Lavorare sicuri protegge le vite umane, evita il blocco dei cantieri e rafforza il nome dell’impresa sul mercato. Questo vale a maggior ragione per le aziende medio-piccole. Mostrarsi attenti e rigorosi sulla qualità dell’ambiente di lavoro è infatti uno dei modi migliori per convincere i professionisti più capaci a farsi assumere.

Anacam porta avanti esattamente questa visione e lo fa concretamente attraverso convegni, corsi di aggiornamento e materiali pensati per gli associati. Il video allegato all’articolo mostra alcune scene di cantiere molto dirette per far riflettere su come organizzare gli spazi, usare le attrezzature e indossare le protezioni. Le immagini confermano che tornare a casa sani e salvi dipende prima di tutto dalle abitudini quotidiane e dal senso di responsabilità di tutta la squadra.

Il Testo Unico sulla sicurezza e l’importanza del POS

A dettare le regole del gioco c’è il Decreto Legislativo 81/08, conosciuto da tutti come Testo Unico. La legge non fa sconti e impone alle aziende di valutare bene i rischi, adottare contromisure efficaci e formare i dipendenti in modo rigoroso. Il cuore di questo sistema è il Piano Operativo di Sicurezza. Lungi dall’essere un modulo standard da stampare e tenere nel cassetto del furgone, il POS va cucito su misura per ogni singolo cantiere. Serve per mettere nero su bianco ogni fase del lavoro, scovare i pericoli in anticipo e decidere come evitarli. Aiuta anche a non pestarsi i piedi quando ci sono più ditte che lavorano nello stesso palazzo. Se scritto con criterio e applicato con buon senso, fa la differenza tra un cantiere ordinato e uno pericoloso.

Organizzare il cantiere per prevenire i problemi

Il primissimo passo per evitare guai è preparare l’area in modo intelligente. Delimitare la zona di lavoro serve a proteggere sia gli operai sia i curiosi o i passanti. Pensiamo a un classico lavoro in condominio. Gli spazi sono stretti, le persone entrano ed escono continuamente e bisogna far convivere le esigenze di chi ci abita con quelle di chi lavora. Transenne e nastri devono essere ben visibili e stabili, accompagnati da cartelli che spiegano senza troppi giri di parole cosa sta succedendo e vietano l’accesso ai non addetti. I cartelli vecchi o illeggibili sono inutili e la segnaletica deve sempre rispecchiare i veri lavori in corso in quel momento.

Controllare attrezzature e fasi a rischio

Sollevare materiali in un vano ascensore è un’operazione delicata. Si muovono carichi pesanti in spazi angusti e farsi male è fin troppo facile. Per abbassare il rischio bisogna usare rigorosamente attrezzi a norma e controllare la portata massima senza mai sfidare la sorte. Funi, catene e ganci logori o sfilacciati sono bombe a orologeria e la loro manutenzione va fatta e trascritta con cura.

I ponteggi richiedono altrettanta attenzione. Trattandosi di strutture che devono reggere il peso e tutelare la vita di più persone contemporaneamente, vanno montati da chi ha l’abilitazione e adattati al millimetro alle misure del vano. Ancoraggi stabili, parapetti resistenti e piani di lavoro fissati a regola d’arte sono il minimo sindacale per non rischiare la pelle.

C’è poi il pianale mobile. Anche se la legge non ha ancora scritto norme specifiche al riguardo, il suo utilizzo va studiato nei minimi dettagli all’interno del POS. Il rischio di cadere, rimanere incastrati o schiacciati è reale. Per lavorare tranquilli servono parapetti, fermapiedi, imbracature ben agganciate e la certezza matematica che non ci sia nessuno nelle zone cieche durante i movimenti.

Dispositivi di protezione e addestramento del personale

L’ultima linea di difesa sta tutta nell’abbigliamento del lavoratore. Caschi, scarpe rinforzate e imbracature salvano la vita, ma solo se usati e allacciati nel modo corretto. Consegnare la borsa con i DPI il primo giorno di lavoro non esonera l’azienda dalle proprie responsabilità. Le persone vanno addestrate sul campo, spiegando i rischi veri che incontreranno e non solo la teoria imparata sui libri. La cultura aziendale si crea coinvolgendo le squadre, spingendo i colleghi a controllarsi a vicenda e premiando chi lavora in modo ineccepibile.

Lavorare in sicurezza conviene

È tempo di smettere di guardare alla sicurezza come a un ostacolo burocratico. Alla fine della giornata, lavorare bene ripaga sotto ogni punto di vista. Zero infortuni significa zero cause legali e cantieri chiusi nei tempi previsti. Un’azienda che lavora in modo pulito fa un’ottima impressione sui clienti, sugli amministratori di condominio e sui partner commerciali. Salvaguardare la vita di chi lavora taglia i costi imprevisti, lucida la reputazione del brand e crea un ambiente sereno. Un vantaggio competitivo del genere è solido e dura nel tempo.

Fonte – Anacam

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